Quasi sempre i neofiti sono portati ad eccedere nella somministrazione delle sostanze nutritive, in particolare i concimi chimici; è fondamentale avere un quadro generale sui meccanismi che regolano il passaggio di queste sostanze dal terreno alle radici e quindi a tutta la pianta.

Anche in questi giorni purtroppo ad una mostra mercato molto interessante che si è svolta nel nord Italia, abbiamo sentito molte persone motivare il mancato acquisto di un bonsai. anche se fortemente desiderato, con la rassegnazione del fatto che, comunque, dopo breve tempo sarebbe sicuramente morta: "….perché il bonsai è una cosa per pochi eletti che riescono a farlo sopravvivere con chissà quale stregoneria”.

Noi vi rassicuriamo di nuovo e vi riconfermiamo che il bonsai altro non è che una pianta comunissima, coltivata con particolari tecniche volte a ridurne le dimensioni consentendone una sana vegetazione nello spazio ristretto del vaso.

Abbiamo già detto che si rende necessario, per garantire la sopravvivenza di un bonsai, come del resto di ogni altra pianta, avere alcune modeste e basilari cognizioni di fisiologia vegetale, conoscere cioè quali sono i meccanismi che ne regolano la vita e la crescita.

ATTENTI AGLI ECCESSI

Nell'ultima puntata abbiamo visto come si nutre una pianta ed è opportuno ora ritornare sull'argomento in particolare per convincerci sul fatto che la somministrazione di sali minerali in eccesso è sempre dannosa diventando addirittura letale. Quasi sempre infatti i neofiti sono portati ad abbondare nella somministrazione delle sostanze nutritive (in particolare con i concimi chimici) per cui pensiamo che fare chiarezza sui meccanismi che regolano il passaggio delle sostanze nutritive dal terreno alle radici, possa evitare notevoli danni.

Dobbiamo premettere che, come abbiamo visto nella puntata precedente, le sostanze nutritive, in soluzione acquosa, vengono assorbite dalla pianta attraverso i peli radicali, per essere convogliate, prima dalle radici e poi dai tubicini esistenti nella parte interna del tronco, alle foglie dove avviene, con la fotosintesi clorofilliana, la meravigliosa trasformazione della linfa grezza in linfa elaborata. Ora per. poter raggiungere le foglie, che in qualche caso sono distanti decine di metri dalle radici, le sostanze nutritive. si avvalgono di alcuni fenomeni na­turali e dileggi fisiche che operano a loro favore.
In primo luogo la capillarità che è un fenomeno del quale tutti abbiamo avuto modo di prendere cognizione quando, immergendo un pezzo di spago o una fibra naturale o vegetale nell'acqua ad un suo estremo, lentamente abbiamo visto che l'acqua veniva convogliata all'altro estremo e ciò anche se questo era collocato più in alto. Questo fenomeno si ripete anche nei capillari del legno (quelli che sono posti all'interno del tronco e fanno risalire la linfa grezza) i quali inoltre, essendo rigidi ed impermeabili, accelerano il movimento verso l'alto della linfa grezza che viene risucchiata dai vuoti che si creano al loro interno per effetto dell'evaporazione che continuamente avviene a livello delle foglie.
Un ultimo fenomeno che ci interessa per valutare il meccanismo di nutrimento delle piante è quello dell'osmosi.
Per spiegare questo fenomeno potremmo dire che. l'acqua esistente all'interno del pelo radicale, attira quella ricca di sali minerali che circonda il pelo radicale stesso sino al raggiungimento di un certo livello di concentrazione di tali sali e la convoglia verso le foglie. In presenza di una concentrazione eccessiva, avviene il fenomeno contrario ed è l'acqua dei peli radicali ad essere richiamata all'esterno con il conseguente avvizzimento di questi ultimi. E' quindi indispensabile seguire attentamente le avvertenze e le quantità che sono sempre indicate sulle confezioni dei buoni concimi per evitare l'irreparabile. Infatti quando i sintomi di ciò che sta avvenendo sono visibili a livello aereo, quasi sicuramente ormai tutto l'apparato radicale è compromesso.
Molto meno problematico risulta essere l'uso di concime organico, per altro quasi sempre accompagnato dal problema della reperibilità e del cattivo odore, oppure dei concimi tipo "Osmokote” a lenta cessione.
Dato che ci siamo soffermati sull'apparato radicale potremmo anche smentire il concetto secondo il quale le pianticelle bonsai rimangono piccole per effetto dei continui rinvasi e potature delle radici.
Noi invece. avendo imparato che le radici continuano a crescere e che la loro parte attiva è solamente quella terminale dove si trovano i peli radicali che hanno una vita effimera e si rigenerano, sappiamo la motivazione per la quale dobbiamo spesso rinvasare e accorciare le radici. Infatti essendo il bonsai collocato in uno spazio estremamente ristretto delimitato dal vaso, ben presto le radici occupano tutto lo spazio disponibile. viene bloccata la loro possibilità di crescita e viene a mancare l'effetto tampone del terreno quasi inesistente.
Con il rinvaso e I'accorciamento delle radici noi ricambiamo il terreno e le radici hanno modo di riformare un loro apparato efficiente molto vicino al tronco. Per tali necessità i bonsai, particolarmente se in formazione, vanno rinvasati annualmente. ribadendo il concetto che ciò vale esclusivamente con riferimento alle latifoglie. Vedremo che per le conifere il discorso è molto diverso per cui per il momento, essendo piante con reazioni molto lente, potete astenervi dall'effettuare trapianti.
E' bene dire subito quale è il momento per effettuare i rinvasi limitandoci a memorizzare alcune considerazioni fondamentali.
Crediamo di poter contare sul fatto che anche i neofiti sappiano che le piante cosiddette caducifoglie nel periodo invernale vanno in dormienza cioè assumono una posizione di letargo durante la quale la vegetazione si arresta. Al ritorno della primavera, con cadenze diverse a seconda della specie, le piante si risvegliano e dalle gemme nascono i nuovi fiori e la nuova vegetazione per la ripresa di un altro ciclo vegetativo.
Quando le gemme si inturgidiscono e prima che esplodano nella nuova vegetazione, quello è il momento migliore per effettuare il rinvaso.
Dobbiamo ricordare che in una pianta esiste una armonica situazione, creata dalla pianta stessa, tra la quantità di vegetazione aerea e di quella sotterranea. Infatti per garantire un sufficiente apporto di linfa grezza e di umidità necessaria a tutta la ramificazione la stessa deve poter contare su un efficiente e sufficiente apparato radicale. Ciò vuol dire che. ad ogni rinvaso. con la riduzione dell'apparato radicale, dobbiamo anche necessariamente operare una potatura della parte aerea che assicurarci del fatto che le foglie, nel momento che si saranno distese uscendo dalla gemma, possano avere tutta l'umidità di cui hanno bisogno.
Vedremo un giorno che nel caso in cui si dovesse procedere ad un trapianto fuori stagione per effetto di un trauma, una malattia, un prelevamento in natura non del tutto tempestivo, per avere qualche possibilità di ripresa della pianta si dovrà diminuirne la traspirazione con una potatura molto drastica riducendo notevolmente i rami. Ciò anche a scapito della sagoma della pianta che verrà ricostruita in futuro.
Avrete capito tutti che la vita delle piante e quindi quella dei bonsai dipende direttamente dall'acqua e dalla luce ma per altro, anche in questo caso, l'eccesso di una o dell'altra può essere controproducente e portare alla perdita della pianta stessa.
Per quanto riguarda l'eccesso di luce forse dovremmo parlare più corretta­mente di eccesso all'esposizione dei raggi solari che, in piante con foglie piuttosto delicate (aceri), possono provocarne il disseccamento.
Problema molto più frequente è quello dell'eccesso di acqua.
Sul modo e sulle quantità di acqua da dare alle vostre pianticelle troverete degli interi trattati che, alla fine vi avranno probabilmente creato della confusione. Cerchiamo di sintetizzare alcuni concetti.
Dobbiamo ricordare che anche l'apparato radicale ha bisogno di respirare per cui, una continua immersione nell'acqua, letteralmente lo asfissia. Ciò vuol dire che la nostra pianta dovrà avere la possibilità di avere a disposizione dell'acqua, ma questo non ci deve far pensare a trasformarla in una Mangrovia.
Per chi possiede un numero modesto di piante la cosa forse più semplice è quella di provvedere all'irrigazione con una immersione del vaso, fino al bordo dello stesso, in un contenitore di acqua. lasciando che alla terra si inzuppi per 10-15 minuti. Estraendo il vaso, l'acqua in eccesso esce dai fori di drenaggio e richiama verso le radici l'ossigeno necessario alla loro respirazione. Fino a quando il terreno del vaso non risulta asciutto non è il caso di ripetere l'operazione.
Per un numero maggiore di piante la cosa migliore sarebbe quella di costruirsi un piccolo impianto a goccia con un timer erogatore che, una o due volte al giorno e per 20-30 minuti, fornisca ai vasi la quantità di acqua necessaria. Se si dispone dello spazio necessario la cosa è più difficile da dirsi che da farsi e la spesa è ampiamente ripagata dalla tranquillità e dalla autonomia che ne derivano.
Resta il tradizionale metodo dell'annaffiatoio. dotato di rosetta a fori molto piccoli, con il quale si deve somministrare l'acqua gradualmente fino a quando la stessa non fuoriesca dai fori di drenaggio.
Purtroppo l'acqua di cui ora disponiamo non è il massimo per le aspettative delle piante.
Dovreste cercare di eliminare eventuali eccessi di calcare con gli appositi prodotti esistenti in commercio e gli eccessi di cloro preparando l'acqua da usare in un contenitore almeno un giorno prima.

PICCOLO CONSIGLIO:
Per le piante che tenete in casa potete creare un microclima eccellente usando un sottovaso abbastanza largo nel quale metterete delle palline di argilla espansa (ora in commercio ne esistono anche di decorative). Curerete che le palline siano quasi del tutto coperte di acqua e ciò garantirà una benefica situazione di umidità nell'aria che circonda la pianta.

Attenzione a non esporre al sole vasi immersi nell'acqua. Potreste lessare le radici.