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Il filo va usato al tempo giusto! Lo stato vegetativo generale del bonsai è fondamentale così come la stagione in cui si posiziona il filo metallico. Anche in questo caso, al principiante, bisogna consigliare la pazienza.

giovane pianta impostata a bonsai (a sinistra) alla quale viene applicato il filo metallico per modificare la forma del tronco e posizionare i rami.

 

Con le indicazioni riportate nelle precedenti lezioni per la costruzione del nostro bonsai. partendo da una pianticella da vivaio, passo dopo passo, siamo arrivati alla potatura di formazione, alla sistemazione del fittone e del pane radicale ed alla collocazione della pianta in una vaso di coltivazione, Anche questa operazione ha la sua importanza in quanto dobbiamo scegliere un assetto tale da poter disporre già di eventuali curve interessanti rispetto al disegno originale della pianta. Con queste operazioni siamo riusciti a dare una prima immagine di bonsai e cioè di pianta adulta.

Non abbiamo però ancora finito in quanto, se vi ricordate, oltre alla conicita del tronco, una vecchia pianta si distingue da una giovane per l'angolatura dei rami. svettanti verso la cima e diritti nella pianta giovane, disposti orizzontalmente o verso il basso e contorti nella pianta adulta.

Per far assumere ai rami di una pianta giovane queste caratteristiche il bonsaista ricorre all 'uso del filo. L' uso di questo strumento è forse la parte di tecnica bonsai più criticata per coloro che conoscono poco o nulla di tale coltivazione. Troppo spesso purtroppo abbiamo sentito dire che si tratta di sevizie inferte alla pianta con le quali si legano i rami e le radici per costringere la pianta a rimanere piccola. Nella realtà, se l'uso del filo è moderato e, soprattutto se lo stesso è fatto con cognizione dì causa, non solo non si nuoce alla pianta, ma si possono ottenere con la legatura effetti benefici per la pianta stessa. Infatti disponendo i rami in modo corretto si ottiene il risultato di esporli in posizione ottimale nei confronti della luce favorendone la crescita.

Cominciamo col dire che il filo di cui parliamo è sempre filo di alluminio o di rame che, cotti in forni ad alta temperatura dopo l'uscita dalle filiere, assumono una duttilità che consente di plasmarne le forme unitamente ai rami che devono essere guidati. Noi useremo fili il cui diametro sia rapportato a quello del tronco o del ramo che si devono educare, In presenza dirami piuttosto consistenti c'è chi preferisce usare del filo molto grosso che incide in misura minore la corteccia e chi, invece, ritiene più semplice usare due fili, uno di fianco all'altro. Già da subito comunque si sappia che un filo troppo sottile che non garantisce la tenuta della curva al ramo è assolutamente controindìcato e costringe il bonsaista ad effettuare tutta una serie di torsioni in punti diversi, cosa non molto piacevole per la pianta.

 

per posizionare un ramo di un certo diametro è possibile applicare un solo filo molto grosso (a sinistra) oppure due fili di uguale diametro (a destra).

Nel secondo caso oltre a correre un minor rischio di incidere la corteccia è stato possibile posizionare il filo anche sul ramo laterale

 

COME FUNZIONA  

 

Tenendo presente il modo in cui la pianta reagisce alla legatura e come il filo raggiunge il suo scopo, si trovano le risposte a molteplici domande dei neofìti ed in particolare quando si deve mettere il filo e quando lo si deve togliere. E assolutamente necessario ragionare un attimo anche perché, diversamente, non ci sono risposte univoche. Abbiamo visto che le torsioni del tronco a livello del colletto, provocano la reazione del cambio che produce nuove cellule per saldare le microfratture create e per il necessario allungamento dei vasi,

Anche nel momento in cui noi pieghiamo il tronco ed i rami guidandoli con il filo, avviene la stessa cosa: il cambio produce cellule cicatriziali che bloccano il legno nella posizione desiderata. E' quindi chiara una prima valutazione: affinché la piegatura con il filo possa avere effetto, la pianta non deve essere in dormienza, ma tra il momento della posa in opera del filo e la fissazione delle curve ìmpostate vi deve essere attività vegetativa. Inoltre è da tener presente che tale attività vegetativa non deve essere al massimo onde evitare la rottura dei rami particolarmente fragili nel momento del massimo turgore dei vasi linfatici.

In linea di massima per quanto riguarda le caducìfoglie il periodo migliore è quello dei mesi dì giugno-luglio, mentre per le resinose migliori sono i mesi di fine autunno-inizio inverno, momento nel quale i rami assumono una particolare elasticità. Operazioni più modeste di impostazione possono essere fatte anche in altri momenti; è però chiaro che, per una pianta in dormienza, si dovranno aspettare gli effetti al risveglio della stessa ed il periodo di stasi non avrà certo contribuito alla fissazione della forma.

E' anche vero che nel momento vegetativo vi è il maggior pericolo di incisione della corteccia in quanto sì riscontrano ovvi ingrossamenti del tronco e dei rami, Qui l'unico rimedio è dato dalla massima attenzione del bonsaista nel seguire lo sviluppo della pianta. Quanto più giovane è la pianta, tanto maggiore è il pericolo che l'ingrossamento sorprenda il bonsaista che non sempre si accorge di come la sua pianticella stia crescendo. Credo che quasi tutti siano passati per questa esperienza e, se per una pianta giovane, la corteccia incisa è un male che, nel lungo periodo, si rimedia, sarà comunque molto meglio stare attenti.

Una possibilità, consigliata anche per alcune essenze con la corteccia particolarmente delicata, è quello di rivestire il filo di carta. Si può usare della normale carta igienica che, oltre ad ingrossare lo spessore del filo, decomponendosi con le annaffiature lascia un po' di spazio alla crescita della corteccia consentendo al bonsaista un tempo maggiore di distrazione.

COME SI METTE

l solito nostro amico grande bonsaista, consiglia a tutti i principianti, di sprecare un poco di filo e di esercitarsi ad applicano su dei semplici rami tagliati da una siepe e da un albero. In effetti, tale esercizio, che può essere ripetuto con lo stesso filo recuperato, garantisce l'acquisizione di unti manualità e di una sicurezza che saranno estremamente gradite dalle vostre piante. Molto meglio sciupare un poco di filo che rompere un ramo della vostra pianta!

 

Questi disegni mostrano il sistema di affrancamento del filo al tronco principale, prima di applicarlo ai rami: questo procedimento è indispensabile per evitare l'effetto molla.

Come procedere nell'applicazione del medesimo filo in presenza di un altro posizionato precedentemente non si devono verificare delle sovrapposizioni fra i diversi fili

 

Il filo va collocato con una spirale omogenea ed un angolo dì circa 45° tra le spire, partendo dal basso verso l'alto. Per il tronco, e nel caso in cui tutto questo debba essere educato, si deve predisporne un pezzo di filo lungo circa un terzo in più della lunghezza del tronco. Si parte alla base della pianta infìggendo profondamente il filo nel terreno e si inizia con la prima spira molto aderente al colletto proseguendo quindi in forma regolare fino all'apice.

Se, come nel nostro caso, abbiamo sostituito il tronco con un ramo laterale e l'apice dello stesso. l'avvolgimento servirà ad armonizzare le curve in prossimità dei tagli effettuati. Nel caso dell'educazione dei rami il filo può essere affrancato al tronco partendo da questo con alcune spire, ovvero con uno medesimo tratto di filo possono essere educati due rami contrapposti. Importante è evitare che i vari fili, del tronco e dei rami, non si intreccino e si sovrappongano. Può essere utile collocare il filo, non solo per impostare la forma di un ramo. ma anche per garantire la sua collocazione su un piano orizzontale.

 

Il filo serve anche per posizionare orizzontalmente un ramo, dopo aver effettuato una torsione del tratto primario; anche in questo caso è indispensabile affrancare il filo ad un tratto di ramo o tronco a monte.
Ciò si ottiene con la torsione del ramo avendo prima avuto l'avvertenza di applicare il filo con la spirale nello stesso senso della torsione. Ci rendiamo conto che, mentre parliamo di dare una forma alla pianta ed ai suoi rami, non vi abbiamo ancora parlato degli stili dei bonsai. Considerato che stiamo procedendo passo dopo passo per la formazione di una pianta e lasciando ad altra parte della rivista il compito dì darvi informazioni su tutti gli stili esistenti, vi richiamiamo a quanto riportato nel numero 20 circa lo stile eretto informale. Tale stile è considerato normalmente il più semplice e quello consigliato a coloro che, come noi, stanno partendo per questa affascinante avventura. Come indicato nei meravigliosi disegni di Wolgang Kholepp. in questo stile il tronco spesso ha delle curve più marcate in basso e più dolci verso l'apice.

Dall'esterno delle curve si dipartono i rami che, singolarmente, hanno in posizione orizzontale la stessa sinuosità del tronco e, all'esterno delle loro curve si diparte la ramificazione secondaria e così via. La pianta dovrebbe partire con il tronco che sfugge alla visuale dell'osservatore, mentre la cima deve essere piegata in avanti e collocata all'incirca sulla verticale del piede. Ovviamente i rami inferiori, essendo i più vecchi saranno anche i più grossi e più lunghi e si ridurranno in dimensione mano a mano che ci si avvicina alla cima.

 

Può essere che nella nostra pianta ciò non s!a naturalmente avvenuto per cui ci ritroviamo con un primo ramo di dimensioni inferiori a quello successivo. In questo caso la possibilità di intervenire proprio con il filo, vediamo come. Sappiamo che i rami giovani seguono per un miglior profitto di crescita la verticalità, mentre i rami ormai vecchi e con scarsa vegetazione tendono ad essere orizzontali o addirittura piegati verso il basso. Se noi provochiamo artificialmente queste piegature potremo incentivare la vegetazione del primo ramo che deve ingrossare volgendolo verso l'alto e lasciandolo crescere anche fuori norma e rallentare la vegetazione del secondo ramo piegandolo verso il basso e accorciandolo con le potature.

 

 

La legatura del filo può anche servire per indirizzare una gemma latente verso la giusta direzione. Sappiamo infatti che se per la giusta lunghezza del ramo dopo la potatura l'ultima gemma è rivolta dal lato sbagliato. possiamo ruotare il ramo anche di 1800, fissando la nuova posizione con il filo precedentemente avvolto nel senso della torsione. E' abbastanza importante che prima di mettere il filo al tronco o alla ramificazione, abbiamo già una idea di come dovrebbe essere il disegno della pianta

 

 

Le nostre titubanze o le prove per una verifica di quale sia la posizione migliore, si traducono in continui traumi per la pianta con il rischio che la reazione di cui abbiamo già detto, procuri delle grosse bozze in posizioni antiestetiche. Vorremmo qui dissuadervi dal pensare di poter ottenere un corretto abbassamento dei rami, di una pianta giovane, ponendo agli estremi degli stessi dei pesi. Con questo metodo non si otterrebbero le sinuosità orizzontali e, salvo forse che non si tratti di una pianta di salice i rami assumerebbero una poco realistica forma a canna da pesca.  

CONSIGLIO STAGIONALE  

Se avete un minimo di spazio all 'aperto cercate di approfittare della bella stagione per esporre all' aperto anche i vostri bonsai da interno, La luce diretta e, in particolare la pioggia, saranno dei veri ricostituenti. Attenti alle prime esposizioni ai raggi solari, come per la nostra pelle c'è il pericolo anche per le foglie delle piante tenute in casa di provocare delle gravi scottature. Ricordate anche che siamo nella stagione propizia per le margotte. Si tratta di un modo molto conveniente per procurarsi del materiale di partenza.

 

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