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Se invece è una pianta resinosa...

Tutte le indicazioni dei passo dopo passo fin qui date non sono da da riferire alle piante resinose.

Si è sempre infatti detto che queste, rispetto alle latifoglie, hanno reazioni e comportamenti ben diversi, sia per quanto attiene l'alimentazione e l'accrescimento, sia per i tempi di risposta alle sollecitazioni del bonsaista.

Nella realtà creare un bonsai da una pianta resinosa, a nostro avviso, presume una capacità notevolmente superiore a quella richiesta da una piantina di Olmo, di Acero, di Ficus ecc. e ciò, non fosse altro, per la lentezza con la quale le piante resinose dopo gli interventi di formazione, dimostrano di aderire al nostro progetto. E anche vero, per contro, che una pianta resinosa si accontenta di cure meno intense e costanti avendo meno necessità di potature, di irrigazione, di concimazione e di trattamenti, nonché tempi di rinvaso più lunghi.

Con ogni probabilità anche le conoscenze occidentali sulle reazioni delle piante resinose alla potatura ed alla spuntatura non sono così approfondite come quelle riferite alle latifoglie. Ciò pensiamo sia imputabile al fatto che, nella nostra cultura contadina, la potatura delle resinose è cosa del tutto marginale e riservata a qualche sporadica specie utilizzata per creare siepi o bordure.

Tale situazione, unita al fatto che la differenza comportamentale che più distingue le piante a foglia larga dalle resinose è da individuare nei tempi di crescita e, ripetiamo, di reazione agli interventi di formazione, dovrebbe scoraggiare i neofiti dall'affrontare i problemi della coltivazione e strutturazione di un bonsai di resinosa. Ciò almeno fino a quando non si possano avvalere della pratica intervenuta utilizzando le reazioni più immediate e didatticamente più produttive delle latifoglie.

In effetti l'evidenziata lentezza di reazione delle piante resinose poco si concilia con l'ansia di chi, avvicinandosi per la prima volta al mondo del bonsai, vorrebbe verificare la fondatezza delle ipotesi strutturali impostate.

Per altro il fascino avvincente delle siluette di Pini, Cipressi e Ginepri, la maestosità dei lanci e degli abeti, le parti sbiancate del legno morto, le forme che richiamano fantastiche situazioni di eventi naturali straordinari e di ere lontane, costituiscono una attrazione alla quale è altrettanto difficile sottrarsi.

È anche da dire che le resinose, proprio per la loro duttilità in certi momenti dell'anno e per la garantita durata del legno morto sono molto spesso l'oggetto scelto dai dimostratori per le performance di costruzione dei bonsai, eccitando la fantasia degli spettatori.

La realtà per coloro che, come noi, vogliono arrivare passo dopo passo a possedere una pianta costruita con le loro mani è notevolmente più problematica. Qui di seguito possiamo riuscire a darvi solamente qualche spunto e non sicuramente a proporvi una trattazione completa ed esauriente degli interventi da attuare sulle piante resinose per la coltivazione a bonsai.

PARTIAMO DALLE RADICI

Il sistema di assorbimento dei sali minerali da parte delle radici delle piante resinose è ben più complesso di quello che abbiamo esaminato per le caducifoglie. Semplificando si può spiegare che ciò dipende dal fatto che le prime, per nutrirsi, hanno assoluta necessità di poter contare su una flora batterica che, in cambio di prodotti nutritivi elaborati, trasformi i sali minerali rendendoli assorbibili dalla radice della pianta. Tale flora batterica, individuata con il nome di micorriza, vive in simbiosi con la pianta e costituisce un indispensabile elemento per la sopravvivenza di una pianta resinosa.

Già per questo aspetto e considerato il fatto che la micorizza impiega un certo periodo di tempo prima di essere attiva e riprodotta in quantità sufficiente alle richieste della pianta, viene subito alla luce la prima sostanziale differenza di trattamento per il bonsaista.

Infatti quando si trapianta una resinosa è da evitare assolutamente l'operazione di togliere dalle radici tutto il terreno come si può fare, o in certi casi è addirittura consigliato, per le caducifoglie. Per la resinosa l'eventuale riduzione del pane radicale deve essere molto cauta e volta a conservare la micorizza, pena un arresto della vegetazione dopo il rinvaso ed anche la possibile morte della pianta. Nel rinvaso quindi si deve fare attenzione a conservare una parte della micorizza, cosa che si può ottenere, tagliando a spicchi il pane radicale e sostituendo solo una parte del terreno del vaso.

Lo stesso dicasi per eventuali e sconsigliati prelevamenti in natura. E necessario poter prelevare una pianta con un apparato radicale consistente e con una grossa fetta di terreno di provenienza. Una volta raccolta la pianta con il pane di terra, la si pone in un contenitore sufficientemente ampio per consentire a tutte le radici di entrarvi e si lascia vegetare almeno per un anno intero.

Consentiteci subito di soffermarci un attimo sul prelevamento in natura delle resinose. Non staremo a farvi nessun tipo di considerazione sulla proprietà delle piante nei boschi e sull'obbligo di essere autorizzati al prelevamento, quanto meno dal proprietario. Ciò è lapalissiano. Ci preme invece evidenziarvi che, più una pianta è interessante e sofferta, maggiori sono le difficoltà per asportarla e minori le probabilità che possa sopravvivere in vaso.

In effetti la crescita stentata deriva probabilmente dalla necessità di una ricerca spasmodica della pianta di raggiungere una fonte alimentare. Normalmente questo avviene attraverso microscopiche fessure della roccia nelle quali la pianta crea a fatica una sottilissima radicazione a tela di ragno estesa per molti metri quadrati. Ora se non riuscite ad aspettare il tempo necessario per far crescere delle radici vicino al tronco, accettate il nostro consiglio: Lasciate perdere! La pianta, preferirà vivere male dove è nata e, se del caso, morire di morte naturale dove ha stentatamente combattuto la sua battaglia per vincere le avversità naturali.

La tecnica per cercare di ottenere delle radici è quella di scalfire la corteccia a livello del colletto, spennellare con poco ormone radicante e collocare dello sfagno o torba da tenere umidi per sollecitare l'emissione delle radici.

Si tratta in sostanza di ottenere una specie di margotta. Trattandosi di pianta resinosa, il tempo per avere delle radici accettabilmente efficienti potrebbe essere anche da valutare in più anni.

Se invece la pianta è in un terreno soffice si possono tagliare le radici in forma progressiva. Si taglierà per ogni anno, un lato o due per volta infilando nel taglio prodotto nel terreno delle assicelle. Ciò ci darà modo di costruire, nel giro di almeno due anni una sorta di contenitore di legno. All'interno di questo vaso di legno del tutto particolare, dopo i due o tre anni, si saranno probabilmente formate delle radici che possono consentire l'asportazione della pianta.

Come vedete l'operazione è abbastanza complessa, salvo che non ci riferiamo a piccole piante di rinnovazione naturale per le quali i problemi sono infinitamente meno gravi sotto tutti gli aspetti.

LA POTATURA

Le piante resinose consentono una potatura dei rami per la formazione della struttura del bonsai e per la creazione della ramificazione primaria, secondaria ecc.

È ovvio che, mentre nelle latifoglie la potatura verde attiva le gemme dormienti sottostanti con risultati visibili in pochi giorni, nelle resinose i risultati si possono notare, quasi sempre, nella stagione successiva.

Attenzione particolare che si deve porre nella potatura è quella di garantire che nella parte di ramo che residua dalla potatura siano presenti un certo numero di foglie che nelle resinose sono costituite da aghi. Senza questi ciuffi di aghi che richiamino la linfa, la pianta abbandona il ramo potato che seccherà in maniera irreversibile.

Nella norma, oltre che per la creazione dell'immagine dell'albero, la potatura delle piante viene effettuata per cercare di avvicinare al massimo la vegetazione dei rami al tronco, compattando la vegetazione che tende a procedere verso gli apici lasciando scoperti lunghi tratti dei rami.

Molto agevole risulta nelle resinose la formazione di una struttura cornea del tronco, sostituendo l'apice con la ramificazione laterale che, a sua volta, può essere strutturata per raggiungere la massima conicità.

LE CANDELE

Nelle piante resinose, in particolare nei pini, le gemme vengono chiamate “candele” per la loro particolarità di allungarsi, nel momento della fase vegetativa, proprio come una candela più o meno appariscente in lunghezza. Normalmente esiste una gemma centrale, che cresce diritta verso l'alto o verso l'esterno della pianta e delle gemme che circondano la prima e che crescendo obliquamente formano una corolla di rami. Se non vengono toccate queste gemme, in molti casi ricche di resine, si sviluppano in un pennacchio di aghi e costituiscono la dimensione di crescita del ramo per quella stagione.

Nel caso in cui si desideri conservare la dimensione del ramo o della pianta, ovvero vi sia la necessità di infoltire la vegetazione, le candele possono essere spezzate con le dita prima che compaiano gli aghi. In questo caso alla base delle candele spezzate si formeranno delle nuove gemme che, nell'anno successivo, produrranno una vegetazione molto più fitta di quella che si otterrebbe con la crescita naturalmente libera.

L'epoca per spezzare le gemme è diversa a secondo della stagione e della latitudine, ma possiamo dire che la tarda primavera è il momento propizio, e ciò può essere constatato dal fatto che le candele si spezzano con notevole facilità.

Per quanto riguarda gli Abeti l'allungamento della gemma avviene contestualmente all'emissione dei teneri aghi. Comunque spezzando tale gemma si provoca una emissione di gemme verso il tronco che vegetano, anche sul legno vecchio, già nello stesso anno.

Le gemme in via di sviluppo dei Lanci si presentano con un ciuffo di aghi che nascono da un breve sperone posto sul ramo e sono al centro di una piccola corolla di aghi stessi. La spuntatura con le unghie a livello della corolla, arresta la vegetazione e la rinfoltisce. Vi è da dire che queste piante, le quali pur se resinose perdono le foglie aghiformi in inverno, non hanno nessun problema a produrre gemme sul legno vecchio prescindendo dalla cimatura delle gemme.

Per quanto riguarda le varie specie di Ginepri, la cimatura dei germogli è una prassi costante per rinfoltire la vegetazione nella parte superiore dei rami. Ciò avviene dopo che la ramificazione ha assunto una posizione corretta grazie alla potatura che, se pur drastica, deve sempre rispettare la regola più sopra formulata per cui su ogni rametto deve rimanere, dopo la potatura, qualche ago verde.

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