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PROCURIAMOCI IL MATERIALE: LA MARGOTTA

Raccogliere in natura il materiale per realizzare i propri bonsai non è sempre consigliabile, è anzi discutibile per molti aspetti. Ma esistono altre possibilità per reperire, a , bassissimo costo, delle ottime piante con un buon potenziale bonsaistico. Una di queste è la tecnica del margottaggio, adatta per molti usi e per risolvere anche alcuni problemi.

In un “Passo” precedente quando ci siamo accinti assieme a cercare di progettare e ricavare un bonsai da una comunissima pianta, vi abbiamo consigliato di procurarvi una piantina presso qualche vivaio o garden center. Nei successivi “Passi” vi abbiamo invitato, con una certa frequenza, a lasciar perdere o, almeno, limitare al massimo le raccolte in natura.

Con ciò volevamo evitarvi di avere spiacevoli contestazioni sia con le autorità forestali che con gli eventuali proprietari dei terreni. Inoltre pensavamo che i probabili errori del neofita avrebbero portato facilmente alla perdita della pianta prelevata.

È anche vero che è difficile resistere di fronte ad una pianta che presenta già in particolari situazioni di ostilità ambientale la drammaticità di un vissuto o che, comunque, denuncia i suoi anni nelle contorsioni e nella rugosità del suo tronco.

Una delle possibili soluzioni per avere del materiale di partenza interessante e non pregiudicare la vita di un'intera pianta è quella di usare un solo ramo ricavando una pianta nuova per mezzo della tecnica del margottaggio.

COSA È LA MARGOTTA?

Rivediamo un momento i concetti che a suo tempo dovremmo aver assimilato con i pur modesti elementi di fiosiologia vegetale che ci siamo proposti di imparare per conoscere almeno le esigenze fondamentali delle nostre piante.

Questo ci permetterà di capire e ricordare i meccanismi che vengono posti in atto quando operiamo per ottenere una margotta.

Prima di tutto dobbiamo sapere che la margotta è uno dei metodi di riproduzione delle piante. Si tratta di ottenere da una pianta adulta e con una tecnica particolare, l'emissione di radici su di un ramo o su una parte del tronco in modo da poter ricavare un' altra pianta del tutto autonoma nel momento in cui taglieremo al di sotto delle radici che saranno cresciute.

Ovviamente la nuova pianta avrà tutte le caratteristiche della pianta madre e, ad esempio ai fini delle fioritura, porterà con se anche il patrimonio genetico dell'età della pianta madre.

VEDIAMO COME SI PUO' FARE

Vi ricordate ancora come avviene la circolazione del nutrimento nella pianta? La linfa grezza attraverso i vasi legnosi posti nella parte interna del tronco, sale dalle radici fino alle foglie, viene da queste elaborata con la fotosintesi clorofilliana, e ridiscende attraverso i vasi esterni, che essendo permeabili, consentono il nutrimento delle varie parti della pianta stessa.

Sappiamo anche che la medesima linfa, scendendo lungo il tronco, arriva fino alla parte delle pianta che si è specializzata a svolgere la sua funzione all'interno del suolo, cioè alle radici.

Queste, nel buio del terreno e grazie all'alimentazione, vi affondano sempre di più, procedendo nel loro accrescimento e nel rinnovo continuo dei peli radicali la cui vita, se pur effimera, è però basilare per l'assimilazione delle sostanze nutritive.

Se noi interrompiamo artificialmente con un taglio orizzontale dei vasi linfatici la possibilità per la linfa di discendere lungo il tronco o alla base di un ramo, avremo nel punto di interruzione un ricco apporto di linfa elaborata che cercherà di rendersi utile. In primo luogo la reazione della pianta sarà quella di provare a far cicatrizzare la ferita e di ricostruire i canali linfatici per far proseguire verso il basso la linfa elaborata.

Nel caso in cui l'interruzione si trovasse in una situazione ottimale per l'emissione delle radici, la pianta troverà più semplice e produttiva tale soluzione e provvederà in quel senso.

Per ottenere una margotta noi dobbiamo provocare questo comportamento per cui dovremo creare queste situazioni ottimali ponendo attorno all'interruzione un impasto di terreno molto soffice, costantemente umido in una condizione di oscurità. Vi è anche la possibilità di stimolare ulteriormente l'emissione delle radici nel punto desiderato usando gli ormoni radicanti.

Tali prodotti che si trovano facilmente in commercio sotto forma di polvere e di liquido, vengono usati spolverando o bagnando leggermente la corteccia nel punto in cui sono stati interrotti i vasi linfatici.

Analizzando le necessità della pianta potremo rispondere e ricordare alcuni elementi da tener presenti per la realizzazione di una margotta.

Abbiamo visto che vi è la necessità che ci sia abbondante linfa in circolazione e quindi che la pianta stia vegetando ed abbia molte foglie. Da ciò deriva che non si potranno fare margotte nel periodo autunnale o invernale, ma il momento migliore è quello della primavera, dopo che la pianta ha già approntato tutto il suo apparato produttivo di foglie e nel tronco, come nei rami sia presente un certo accumulo di zuccheri.

In linea di massima possiamo dire che buoni risultati si ottengono dopo un paio di mesi dal risveglio primaverile.

COME SI PROCEDE?

Gli attrezzi del mestiere:

Il materiale necessario è del tutto modesto e, oltre agli ormoni di cui abbiamo parlato prima, è costituito da un rotolo di pellicola di nylon di quella per conservare i cibi, da un rotolo di alluminio usato per lo stesso scopo e da un poco di torba. I sacri testi parlano di sfagno, prodotto che non si incontra facilmente e che è sostituito egregiamente dalla torba piuttosto grossolana, molto più facile da reperire.

Come scegliere il ramo e cosa fare:

Durante il periodo invernale possiamo con maggiore facilità individuare i rami che desideriamo margottare e, se appartengono ad una pianta adulta è opportuno che vengano in qualche modo segnati per l'intervento che si dovrà fare con la pianta già ricca di foglie.

In quel momento tagliamo con un coltello affilato un anello di corteccia largo un paio di centimetri, e lo asportiamo facendo molta attenzione che l'anello sia completo e che con la corteccia vengano asportati anche libro e cambio.

Se noi curiamo questa operazione la pianta, e in particolare il cambio, potrebbe cercare di ricostituire un collegamento dei vasi e al momento di verificare l'esito del nostro intervento, invece di trovare le radici ci troveremmo di fronte ad un grosso callo cicatriziale.

Per farvi riflettere sull'importanza di curare questo particolare, pena la mancata riuscita dell'operazione, ricordate che il fatto di togliere un anello di corteccia di circa mezzo centimetro è una pratica colturale che viene applicata sugli alberi da frutto per stimolare, in virtù dell'arresto della linfa, l'emissione di gemme da fiore o l'allegagione. La pianta provvede nell'arco della stagione a rimarginare la ferita ed a ricostruire i vasi linfatici.

Una volta tolto l'anello e raschiato bene dai residui del cambio il tronco, spolveriamo con un pennello intinto nell'ormone radicale la parte superiore dell'anello stesso. Ricordate, anche per immaginare il disegno futuro della pianta che vorrete ottenere, che l'emissione delle radici avviene appunto nella parte superiore dell'anello.

Preparate la "caramella":

A parte, avrete intanto provveduto a mettere in ammollo un bel pugno di torba. Sapete che questo materiale è piuttosto restio, quando è molto asciutto, ad assorbire l'acqua, per cui dovete fare attenzione che tutta la massa sia bene inzuppata: se necessario aggiungete qualche goccia di sapone liquido.

Raccogliete nel palmo della mano un bel pugno di torba bagnata, (eventualmente strizzatela un poco) e quindi appoggiate il palmo aperto sul tronco in modo da coprire circa dieci centimetri del tronco stesso curando che l'anello tagliato si trovi nel mezzo dell'impasto.

Formate una palla di torba attorno al tronco ed avvolgetela con la pellicola di nailon utilizzandone una quantità sufficiente per un paio di giri.

Subito dopo avvolgete il tutto con il foglio di alluminio cercando di fermarlo, come a formare una caramella, attorno al tronco alle due estremità della palla. Se volete prudenzialmente potete legare con un elastico o con la rafia la parte del foglio che aderisce al tronco.

È importante che sia ben aderente la parte sottostante che dovrà trattenere l'umidità, mentre qualche fessura in quella superiore potrà raccogliere il minimo di acqua che defluisce scorrendo sul tronco.

A questo punto l'intervento manuale è completato e non ci resta che attendere l'esito finale, cioè la fuoruscita delle nuove radici.

Il risultato: occhio alla caramella

Se abbiamo operato bene ed a seconda dell'essenza di cui ci stiamo interessando, potremo avere dei risultati già dopo una ventina di giorni. Il tempo varia molto anche in rapporto al clima, per cui il sistema migliore è quello di tenere d'occhio il nostro lavoro.

Normalmente stringendo leggermente la palla si nota la crescita delle radici per il fatto che la stessa diviene turgida e più consistente.

Il vantaggio comunque di avere il doppio strato di copertura consente di rimuovere il foglio di alluminio per controllare visivamente l'andamento dell'operazione.

Nel caso sia successo poco o niente possiamo rimettere il foglio di alluminio ed aspettare. In queste occasioni controlliamo anche l'umidità della torba e, se ci sembra poco umida, possiamo cercare di bagnarla usando la nostra inventiva e fantasia (siringa per iniezioni, cannucce per bibita ecc. )

Vi raccomando di non spazientirvi in quanto, anche se non si tratta di piante resinose per le quali gli effetti sono previsti in un paio di anni, anche per le azalee potrebbe essere necessario attendere un anno intero.

Ecco le radici.

La separazione dalla pianta madre:

Nel momento in cui dalla verifica notate una consistente emissione di radici, procedete a tagliare il ramo alla base della palla e a collocare la pianta in un vaso con terriccio piuttosto grossolano togliendo delicatamente la pellicola trasparente, ma conservando al massimo la palla di torba.

Attenzione a non smuovere la pianticella per non compromettere le radici estremamente fragili.

Se l'operazione viene effettuata in autunno, dovete avere cura di porre la margotta in un posto riparato in modo che possa superare agevolmente i rigori dell'inverno.

Penso che nel momento in cui avrete ottenuto dei risultati con questo metodo di riproduzione, vi sentirete estremamente gratificati e molto più sereni di quel che vi succede con un prelevamento in natura.

Pensiamo che i disegni che accompagnano questo articolo possano esplicitare meglio delle parole la sequenza delle operazioni che dovete eseguire e la cui semplicità sarà sicuramente di stimolo almeno per un tentativo.

Ultime considerazioni:

È opportuno ricordare che nel momento in cui effettuiamo la margotta tagliando l' anello priviamo del nutrimento tutta la parte sottostante della pianta, comprese le radici. Non succede niente se la margotta riguarda un ramo, mentre è molto più problematica se è fatta sul tronco.

In questo caso se la parte sottostante alla margotta ci interessa, dobbiamo procurare che sotto alla margotta ci sia ancora qualche ramo che possa garantire il nutrimento a tale parte.

Dovete fare attenzione anche ad evitare che, una volta predisposta la margotta, la vostra caramella non sia colpita tutto il giorno dai raggi del sole estivo. Finireste per averedelle spiacevoli sorprese.

Nel bonsai è opportuno acquisire la tecnica della margotta oltre che per procurarsi del materiale da piante adulte anche per altre opportunità quali ad esempio quella di modificare il piede di una pianticella.

Di questo parleremo magari più avanti. Dovete tener presente anche le possibilità offerte dalla margotta nel momento in cui decidete di accorciare una pianta per garantire la conicità del tronco o per eliminare una parte troppo cilindrica dello stesso.

I disegni riproducono, con le licenze che devono essere concesse all'artista, una situazione reale riferita ad una pianta di Acero rosso che, al momento dell'acquisto, presentava un tronco cilindrico di scarso valore, ed è servita per costruire il materiale di partenza per due bonsai.

Auguri di buon lavoro.

 

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