Eccoci nuovamente all'appuntamento con il quale ci proponiamo di avvicinare più gente al fantastico mondo del bonsai. E' nostra convinzione che, chi trova piacere nel visitare una mostra di queste stupende pianticelle, meriti la soddisfazione, ben più grande, di possederne qualcuna; magari impostata ed allevata con le proprie mani.

Cosa sia un bonsai lo abbiamo già detto nella prima parte del nostro lungo discorso: è una pianticella coltivata in vaso che deve, nel modo più verosimile possibile, richiamarci l'immagine di un vecchio albero, così come esi­stono in natura. Abbiamo sottolineato l'aggettivo ed il sostantivo “vecchio albero", per farvi capire la differenza sostanziale che esiste tra una piccola pianticella coltivata in un contenitore ed un bonsai. Deve essere subito chiaro, quindi, il fatto che non è assolutamente sufficiente per una pianta essere piccola per potersi definire un bonsai, ma è neces­sario che la stessa sia dotata di una “albericità” e dimostri una apparente vetustà. Cerchiamo di esaminare a volo d'uccello i due termini che abbiamo usato.

In primo luogo l'albericità:

E' un neologismo, crediamo coniato mutuando il termine dall'inglese treeness. da un nostro amico, grande bonsaista, per il quale il mondo del bonsai è una continua sperimentazione e ricerca. Una delle sue aspirazioni è quella di riuscire a focalizzare alcuni punti fermi sulle necessarie caratteristiche e peculiarità del bonsai codificandole e diffondendole nell'ottica di rendere possibile per tutti distinguere le piante che, avendo raggiunto uno standard minimale, possono ambire a fregiarsi di tale nome.

Cercando di spiegare il concetto, si può forse sintetizzare con la necessità che, il vegetale di cui stiamo esaminando le forme, abbia una siluette che ci ricordi una pianta di alto fusto, ad uno o più tronchi, e non che assomigli piuttosto ad un cespuglio, ad una siepe o ad un cespo di sedano. Avete presente quel film, ormai trasmesso e ritrasmesso da tutte le televisioni, nel quale l'anziano bonsaista invita il ragazzino, che per la prima volta si appresta a potare un bonsai, a chiudere prima gli occhi e ad immaginarsi come avrebbe dovuto essere la pianta? Anche nella nostra mente dobbiamo abituarci a vedere i bonsai sovrapponendo l'immagine che abbiamo memorizzato con quella dell'albero che ci sta di fronte.

L'altro termine che abbiamo indicato è quello della vetustà:

Vi sarà capitato da sempre di sentir valutare un bonsai sulla base dell'età della pianta. così come ad ogni mostra tutta la gente, per prima cosa, chiede quanti anni hanno le diverse piante esposte. Diversamente da quanto, ahimè, succede per gli uomini. quando si parla di età del bonsai si parla di età apparente. cioè degli anni che la paziente mano del bonsaista è riuscita a simulare e ad imprimere nel tronco e nei rami nel corso della formazione della pianta.

Purtroppo questa indicazione viene sapientemente sfruttata, fortunatamente sempre di meno, da qualche commerciante che, per valorizzare il prodotto di cui propone la vendita, fa intendere che l'età indicata sui cartellini sia quella reale. E' chiaro che di fronte ad una pianta per la quale vengono dichiarati 100 anni di età, ogni prezzo è giustificato: di come si possa dimostrare I'attendibilità dell'età dichiarata, nessuno si preoccupa minimamente. L'attività del bonsaista invece è volta a caricare di anni le varie parti della pianta, plasmandone le forme come farebbero in natura il tempo. le avversità atmosferiche e quelle ambientali.

 

ALBERI GIOVANI E ALBERI VECCHI

 

Qui di seguito elenchiamo e dimostriamo visivamente quali sono le caratteristiche che, da subito, possiamo individuare come segni che distinguono una pianta giovane da una vecchia, in primo luogo esaminiamo il tronco.

Diremo che una pianta giovane è caratterizzata da un tronco a forma cilindrica con una corteccia liscia ed integra. Nelle vecchie piante il tronco è cuneiforme. con una corteccia sugherosa che riporta impressi i segni. più o meno evidenti, delle avversità subite durante la sua crescita. Il piede, cioè la parte più in basso del tronco, si presenta con grosse radici, disposte a raggiera. che, prima di affondare nel terreno, devono mostrare tutta la loro importanza nel garantire l'indispensabile stabilità della pianta.

La seconda caratteristica evidente è quella dei rami. Svettanti verso l'apice nelle piante giovani. piegati verso il terreno e privi di vegetazione nella parte sottostante di ogni ramo, nelle piante vecchie. Inoltre le piante giovani presenteranno una ramificazione semplice, mentre nelle piante vecchie si avrà una impalcatura complessa con ramificazione secondaria, terziaria e oltre. La conicità richiesta per il tronco dovrà essere riproposta anche nei singoli rami che. ovviamente nel rispetto del modello naturale, dovranno essere proporzionatamente più grossi e più lunghi in basso, essendo cresciuti per primi, e di minore diametro mano a mano che si avvicinano all' apice della pianta.

Forse le illustrazioni potranno meglio chiarire queste differenziazioni.

Anche la disposizione dei rami deve essere armonica e distribuita lungo il tronco in modo che, possibilmente, ogni ramo formi, con il ramo superiore e con quello inferiore un angolo di circa 120° evitando che le ramificazioni si sovrappongano.

Nel caso in cui ci troviamo di fronte ad un tronco contorto, i rami dovranno partire all'esterno delle curvature del tronco e, per un fatto estetico, non ci dovranno essere dei rami che attraversano il tronco.

Per farvi ricordare meglio queste regole, vi invitiamo un attimo a pensare al perché una pianta vecchia dovrebbe essere così costruita.

In effetti la pianta in natura non si preoccupa minimamente di crescere con la forma che noi riteniamo ideale o che appaga il nostro senso estetico. La sua unica finalità è quella di assumere. in ogni sua parte. una configurazione che sia la più efficiente possibile al fine della produzione degli alimenti che le consentono la sopravvivenza.

E' quindi chiaro che una vecchia pianta. così come noi la possiamo trovare in natura e come intendiamo riprodurre nel nostro bonsai, in tutti gli anni della sua vegetazione, avrà verosimibilmente conservato quei rami che sono esposti alla luce, abbandonando quelli che, in quanto oscurati da altri sovrastanti, a lungo andare non avrebbero prodotto la necessaria quantità di zuccheri, Lo stesso dicasi per i rami posti all'interno delle curve. E' possibile che si sviluppino delle gemme anche in tale posizione. però quasi sicuramente dopo un certo periodo di crescita, sovrastati dalla crescita di rami posti in maggior luce, dovranno soccombere vittime della razionale scelta della pianta che privilegerà i rami posti verso I esterno e che garantiscono una migliore funzionalità.

Dobbiamo dire subito che le immagini che vi proponiamo per l'individuazione di un bonsai sono quelle ideali ed  nuovi amici bonsaisti non devono assolutamente perdersi d'animo o spaventarsi se qualche loro alberello possiede ben poche di queste caratteristiche. Possono essere definite bonsai anche piante che, magari per il solo fatto di essere ancora in formazione, sono ancora lontane dell'immagine ideale e non rispettano tutti i canoni che vi abbiamo indicati. Non per questo dobbiamo essere troppo indulgenti con noi stessi. E opportuno che cominciamo a valutare con occhio critico le piante che possediamo o che stiamo esaminando, specie se intendiamo acquistarle. perché solo in questo modo potremo migliorare di giorno in giorno e, qualche volta, evita­re di spendere per una pianticella molto di più di quello che in realtà vale.

IMPARIAMO AD OSSERVARE

 

Noi siamo sicuri che dopo pochissimo tempo da quando vi accingerete a seguire il bonsai, avrete la piacevole sorpresa di scoprirvi ad esaminare gli alberi che vi circondano con un occhio ed un interesse completamente diversi. E in quel preciso momento che entrerete nella cerchia di coloro che possiamo affermare essere l'elite degli estimatori degli alberi in natura. Nella vostra mente si formeranno delle immagini ideali di piante che un giorno potranno ispirare le vostre realizzazioni.

 

ALCUNE REGOLE PRATICHE

 

Dobbiamo però dire che, dal momento in cui partiremo con le indicazioni pratiche per creare il nostro bonsai, si rende necessaria la conoscenza di alcune regole nelle dimensioni della pianta e dei rami, nonché della loro disposizione, che renderanno la nostra pianta sicuramente armonica. Sappiamo anche che molte persone contestano il fatto di restringere la creatività di un bonsaista entro schemi predeterminati. Queste valutazioni possono anche essere con­divise nel momento in cui ci stiamo riferendo a chi, dopo anni di esperienze nel mondo del bonsai. può aver raggiunto una notevole capacità e gusto estetico: per coloro che sono alle prime armi, alcune indicazioni di base non potranno che far sortire degli effetti positivi.

E' da considerare che anche la pianta in vaso ha una sua parte anteriore ed una parte posteriore. I due lati non sono proprio sempre facilmente individuabili ed il problema normalmente si pone nel momento in cui si deve collocare la pianta in vaso individuando quale sia il lato migliore da rivolgere verso chi guarda. Sulla scelta giocano molti fattori, alcuni dei quali quasi impercettibili o difficili da spiegare. Quasi sempre. comunque si cerca di individuare come fronte quella parte ove il tronco. uscendo dal terreno, tende ad allontanarsi dell'osservatore evitando di scegliere il lato in cui i rami si dirigono ver­so il bordo anteriore del vaso, preferendo che questi siano posti sul retro per dare profondità all'immagine complessiva.

Una pianta credibile in stile eretto avrà un primo ramo posto a destra o a sinistra di chi guarda, collocato a circa un terzo della altezza totale della pianta. Un secondo ramo partirà dal lato opposto del tronco con una angolatura rispetto al primo di circa 120° ed una distanza dallo stesso pari a circa un terzo della restante parte del tronco. Un terzo ramo sarà posto verso il retro della pianta sempre con una angolatura di circa 120° e ad una distanza di circa un terzo della lunghezza rimanente del tronco e così via di seguito. Si procede seguendo questa impostazione con i rami successivi, sino all'apice della pianta. Ribadiamo che questo schema è puramente indicativo e consente una notevole tolleranza sia per la distanza tra i rami che per la loro angolazione.

E' chiaro che dovendo parlare di misure. nel momento in cui ci troviamo di fronte al nostro materiale vegetale dob­biamo cercare di predisporre il progetto della pianta che intendiamo realizzare.

Forse il termine progetto è una parola troppo grossa che può impensierire qualcuno in realtà si tratta semplicemente di decidere quale sarà, presumibilmente, l'altezza del nostro bonsai ed in conseguenza di ciò, quale sarà il numero dei rami e la loro distribuzione sul tronco (dis. 4).

V'è da dire che trattandosi di materiale vivo, non sempre le risposte della pianta sono in linea con quanto ci aspettavamo da lei. Non è il caso di arrendersi di fronte alle prime delusioni imparando ad apprezzare piuttosto l'aspetto positivo della questione in quanto, i diversi comportamenti delle singole piante, rendono ogni bonsai un pezzo unico.

 

CONSIGLI PER L'INVERNO

 

Le vostre piante da esterno sono in dormienza e l'unica preoccupazione che dovete avere è quella che il terreno ghiacciandosi possa rompere i contenitori. Una copertura degli stessi con uno strato di foglie risolve il problema anche di garantire la conservazione di una certa umidità. Ricordatevi di sospendere ogni tipo di concimazione. Qualcuno trova utile spargere sul terreno, prima di coprirlo con le foglie, della cornunghia che facilita la ricostituzione della flora batterica e rende le piante molto più disponibili a ripartire alla fine dell'inverno con la vegetazione utilizzando subito le concimazioni primaverili. Controllate i bonsai da interno collocandoli se possibile in un sottovaso sufficientemente largo nel quale avrete coperto il fondo con uno strato di argilla espansa mantenuta molto bagnata. Attenti alle annaffiature eccessive ed al calcare.