BRAGAZZI LUCA AD ARCOBONSAI 2019

L’esemplare presentato in questo articolo, è un raro esempio di Olivastro (Olaea Oleaster) particolarmente vecchio. Fu raccolto nel 1999 e le operazioni di posizionamento in vaso di coltivazione risultarono sin da subito complicate per le dimensioni del ceppo radicale, per questo, si decise di utilizzare una cassa di legno appositamente costruita per contenerlo, infatti, le misure della cassa erano di 80x80x65 cm. Per evitare ulteriori spostamenti dell’esemplare dato il suo peso, esso con tutta la cassa furono posizionati direttamente nel luogo definitivo, rimanendoci per circa sei anni, ovvero fino al 2005 (Foto 1).  Le prime osservazioni relative all’allora struttura grezza misero in primo piano l’estrema vecchiaia della corteccia: le dimensioni delle singole scaglie erano molto rare per un esemplare coltivato in piena terra, ma le condizioni estreme dei luoghi di crescita, tipiche delle zone del Sud dell’Italia con particolare riferimento alla scarsa piovosità unita all’intenso caldo secco, avevano reso il suo aspetto molto simile a quegli esemplari coltivati in vaso per decenni, le cui caratteristiche sono appunto ridotta dimensione delle scaglie di corteccia, foglie molto piccole e con curve strette anche con tronchi principali molto possenti. Dal 1999 al 2003, le attenzioni furono rivolte al perfetto attecchimento dell’esemplare, in quanto, i ceppi radicali di Olivi e Olivastri al momento della raccolta vengono ridotti moltissimo, in questo caso le dimensioni del primo intervento non furono definitive, perché lo stress arrecato sarebbe stato eccessivo: l’intero pane sarebbe stato ridotto nel successivo rinvaso arrivando alle effettive dimensioni del ceppo considerandolo in rapporto alle dimensioni del futuro vaso bonsai. Le prime operazioni di modellatura in particolare riferimento alla struttura relativa al secco, iniziarono nel 2003, quando, tramite un fresatore ad alto numero di giri, si iniziò a sgrossare e ripulire l’intera fascia morta, identificata a destra del fronte scelto e che fu riportata ad un intero shari (Foto 2) ed insieme, furono anche impostati i rami relativi alla struttura primaria che ad oggi sono alla base dell’intera chioma (Foto 3). Quest’ultima, stimolata nella sua crescita ed infittimento tramite cimature e legature dei germogli per meglio educarli secondo il disegno, migliorò nei due anni successivi ovvero fino al 2005, raggiungendo un livello di definizione inteso come intermedio. Il biennio in esame, vide l’impiego di tecniche di coltivazione assai avanzate, in cui l’utilizzo di concimi organo-minerali, insieme a trattamenti aerei con fitostimolanti e l’aiuto di ammendanti liquidi, rese possibile l’avanzamento dell’esemplare, veloce e produttivo in termini estetici (Foto 4-5). Il 2005 fu un anno decisivo per l’Olivastro perchè  si decise di rinvasarlo per ridurne drasticamente il pane radicale e le dimensioni che ci si auspicava di raggiungere sarebbero state quelle definitive. In fatti,  con l’ausilio di una motosega si ridusse il ceppo e procedendo tramite l’asportazione di spicchi di legno (Foto 6), il volume finale risultò essere quello atteso. Nonostante il nuovo volume fosse definitivo ed idoneo ad un vaso bonsai, si decise di utilizzare un altro contenitore di coltivazione per rispettare il tempo di ambientamento alla nuova condizione. La nuova cassa, anch’essa appositamente costruita, fu leggermente sovradimensionata per permettere all’esemplare di abituarsi alla nuova condizione, che sarebbe rimasta tale per i successivi due anni (Foto 7-8).  Dopo un anno dal rinvaso si procedette alla pulizia e ulteriore rifinitura del legno secco tramite l’utilizzo di spazzole rotative d’ottone unite anche un paziente lavoro di bagnatura e asciugatura durante le ore calde delle estati pugliesi, ottenendo così un effetto più naturale non solo nella fessurazione dei fasci legnosi, ma anche nel suo colore. È un particolare questo che caratterizza gli Olivi della mia collezione, in cui non viene mai utilizzato liquido jin, ma solo l’alternanza di tecniche quali esposizione, asciutto-bagnato e fuoco, così facendo l’aspetto è del tutto naturale (Foto 10-11). Il 2007 fu l’anno del rinvaso in vaso definitivo, in cui si raggiunse un bio-ritmo fisiologico di elevato livello: il volume a disposizione nel vaso nei confronti del volume del ceppo radicale è in un rapporto di poco superiore all’1:1!!. Il vaso, fu progettato e costruito per l’occasione dall’amico e artista vasaio Alberto Vigoni di Milano, ancora una volta risultò essere, oltre che una sfida, anche un perfetto connubio tra due arti tra loro complementari: il bonsai e l’arte vasaia (Foto 12). Il periodo successivo al nuovo posizionamento, vide l’entrata dell’esemplare nella fase di perfezionamento, in cui nonostante l’esiguo spazio a disposizione delle radici, i germogli si estesero senza difficoltà a testimonianza che l’applicazione delle tecniche nel giusto momento e nella giusta intensità portano risultati soddisfacenti, il tutto può essere identificato in un solo termine: Metodo. Il metodo di lavoro unito alla costanza sono aspetti che caratterizzano ogni professionista, e sono proprio questi che possono contraddistinguere il risultato finale (Foto 13-14).

Nonostante i risultati ottenuti, a volte capita che ci si accorge che qualcosa non corrisponda all’idea che si ha in mente, proprio per questo motivo, durante uno degli incontri tecnico-scentifici del percorso didattico triennale dell’ Accademia Bonsai Creativo, decisi di sottoporre l’Olivastro all’attenzione del caro amico Sandro Segneri per uno studio più approfondito relativo alle masse, ovvero allo studio dei pieni e dei vuoti. Il lavoro della durata di due giorni, consistette in un ulteriore rifinitura del secco ( Foto 15-16-17) e di un migliore riposizionamento delle masse vegetative, in particolare dei rami di profondità (Foto 18). L’aver interpretato l’Olivastro nei dettagli, lo ha reso ancor più prezioso e alla fine dei due giorni di lavoro l’esemplare era pronto per essere perfezionato nella ramificazione di quinto ordine (Foto 19).